American Gods

LA TRAMA:

American GodsShadow, un uomo che viene rilasciato di prigione tre giorni in anticipo, dopo aver scontato una condanna di tre anni per una rapina in un casinò, a causa dell’improvvisa morte della sua amatissima moglie Laura, venuta a mancare in un incidente d’auto. Durante il viaggio in volo verso casa per il funerale, Shadow si ritrova seduto a fianco ad un uomo che si presenta come Mr. Wednesday, il quale si dimostra essere fin troppo informato sulle vicissitudini, passate e presenti, del protagonista. L’enigmatico Wednesday proporrà a Shadow di lavorare per lui come sua guardia del corpo in cambio di un lauto compenso, ma ciò che il protagonista non immagina minimamente è chi sia in realtà il suo nuovo datore di lavoro.

IL TRAILER:

LA MIA OPINIONE/RECENSIONE:

American Gods è una delle serie tv più attese degli ultimi mesi.

L’attesa era dovuta soprattutto al fatto che American Gods è tratta dall’omonimo romanzo di Neil Gaiman, uscito nel 2001 e tradotto in italiano nel 2003, che negli anni ha ottenuto un notevole seguito di appassionati.

Ci si aspettava una buona serie tv anche per via dei nomi di quelli che l’hanno ideata: Bryan Fuller, quello di Hannibale Michael Green, il co-sceneggiatore del nuovo Blade Runner.

Sembra che le aspettative siano state più che mantenute:

  • su 1843, la rivista culturale dell’Economist, Tim Martin ha scritto che è «splendida e completamente folle»;
  • mentre su Slate, Laura Miller ha scritto che «è difficile immaginare un miglior adattamento per la tv»
  • in fine su The Ringer Alison Herman ha scritto che questo «libro a lungo considerato impossibile da adattare per la tv, ha trovato le persone giuste nel momento giusto».

Non è facile adattare un best seller sul piccolo o grande schermo: l’adattamento non può mai essere del tutto fedele all’originale perché ci sono elementi, ritmi e dialoghi che sulla carta funzionano meglio che in tv (e viceversa), quindi il rischio è quello di deludere i fan più esigenti.

A volte poi il regista sceglie consapevolmente di discostarsi dalla trama del romanzo, specialmente in uno come American Gods, magari per approfondire eventi e personaggi o ancora per eliminare ciò che ritiene superfluo.

Anche questa è un’operazione pericolosa che rischia ad attirare le ire di chi pretende un prodotto del tutto in linea con l’originale.

Basti pensare a Game of Thrones, che dalla quinta stagione ha preso le distanze dalle vicende dei libri (in alcuni casi anticipandole, visto che la saga letteraria non è ancora finita), e così facendo ha perso una buona fetta di spettatori indignati per le decisioni degli sceneggiatori.

Un’infinità di dei sono presenti in American Gods, come se fossimo sull’Olimpo:

In realtà tutti i personaggi di questa prima stagione sono ben delineati, e anche quelli che troviamo solo in un episodio, come Chernobog (Peter Stormare), Ostara (Kristin Chenoweth), sono così sapientemente caratterizzati da risultare a dir poco intriganti, tanto da far desiderare allo spettatore di incontrarli di nuovo e scoprire qualcosa di più su di loro.

Del resto la serie si prende il suo tempo, e questa prima stagione sembra quasi un prologo più che una vera e propria messa in moto degli eventi.

Un fan ha fatto notare a Gaiman che di questo passo “ci vorranno sei stagioni per coprire il libro”, che conta circa 500 pagine, e lui ha risposto: “Lo dici come se fosse una cosa brutta”.

Nel romanzo in effetti gli eventi si susseguono velocemente, relegando ad esempio il fascino di Ostara e l’aura intimidatoria di Chernobog a poche pagine.

Un limite quasi necessario, un po’ per la portata degli eventi e un po’ perché l’editore di Gaiman gli aveva imposto un limite di 150mila parole.

Limite che lo ha obbligato a scartare alcune idee che ora ha potuto rivelare a Fuller e che verranno presumibilmente inserite nelle prossime stagioni.

L’arrivo in America: storie di dèi o di immigrati?

American Gods è quindi come una matrioska narrativa, perché ogni storia ne contiene un’altra.

E nel corso di questa prima stagione troviamo tanti brevi racconti sull’arrivo negli Stati Uniti di questa o quella divinità.

Si parte da Odino e si prosegue con Anansi per arrivare a Gesù Cristo e Bilquis.

Le storie degli dèi di Neil Gaiman sono prima di tutto storie di immigrati, e sono storie che oggi acquistano un valore quasi politico.

E la regia di American Gods?

A fare da cornice al mix di trama intrigante, personaggi convincenti e forte sceneggiatura c’è la regia visionaria di Fuller Green, che riesce a mescolare stili diversi che ben si adattano ai diversi toni del racconto.

Dalla violenza esasperata e particolarmente scenografica del primo episodio al paesaggio a dir poco fiabesco che fa da sfondo all’abitazione di Ostara, tutto contribuisce a rendere ancora più suggestiva ogni scena.

Conclusione:

Dopo questa prima stagione è il caso di dirlo: American Gods è tra le migliori nuove serie dell’anno.

Starz l’ha già rinnovata per una seconda stagione e il pubblico non vede l’ora arrivino i nuovi episodi.

Più che spettatori, Fuller e Green sembrano aver trovato dei veri e propri fedeli.

Ovviamente American Gods è una serie tv difficile da vedere, da seguire e da capire, soprattutto se non si ha letto il romanzo che aiuterebbe a capire dove si vuole andare a parare.

Perché è proprio questo il punto: se non si sa nulla della storia di American Gods è difficilissimo riuscire a seguire la serie tv.

Bisogna riuscire a seguirla, magari con calma e meditando a dovere su cosa si ha appena visto, fino ad entrare pienamente nella storia.

Solo così si riuscirà a finire di vedere la prima stagione di American Gods ed a rimanerne completamente estasiati e coinvolti.

Buona visione.

Ecco i personaggi principali della serie tv American Gods (2017).

PERCHÉ GUARDARE AMERICAN GODS?

Diversi magazine specializzati hanno pubblicato le proprie recensioni, che sono state in gran parte molto positive.

Su Rotten Tomatoes, uno dei principali aggregatori di recensioni, il voto complessivo delle 26 recensioni raccolte nei giorni precedenti l’uscita ufficiale della serie tv è stato molto alto: 92 su 100.

Su Metacritic, un sito simile a Rotten Tomatoes, in quel momento erano state raccolte 9 recensioni, per un voto complessivo di 80 su 100.

PERCHÉ NON GUARDARE AMERICAN GODS?

Purtroppo come sopra menzionato la serie tv è di difficile comprensione e ancor più difficile è riuscire a seguirla senza stufarsi.

Per uno spettatore comune American Gods risulta estremamente complessa e complicata, senza un filo logico di facile comprensione.

IL CAST e L’IDEATORE:

  • Bryan Fuller e Michael Green: Ideatori
  • Ricky Whittle: Shadow Moon
  • Emily Browning: Laura Moon
  • Crispin Glover: Mr. World
  • Bruce Langley: Technical Boy
  • Yetide Badaki: Bilquis
  • Pablo Schreiber: Mad Sweeney
  • Ian McShane: Mr. Wednesday

I DOPPIATORI ITALIANI:

  • Francesco Bulckaen: Shadow Moon
  • Letizia Scifoni: Laura Moon
  • Stefano Benassi: Mr. World
  • Alex Polidori: Technical Boy
  • Laura Lenghi: Bilquis
  • Riccardo Scarafoni: Mad Sweeney
  • Rodolfo Bianchi: Mr. Wednesday
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