Life – Non oltrepassare il limite

LA TRAMA:

Life – Una squadra di astronauti, a bordo di una stazione spaziale internazionale, entra in possesso di un campione organico proveniente da Marte. Lo scienziato del gruppo espone la microscopica cellula ad una serie di stimoli, nel laboratorio della stazione orbitante, e “la cosa” reagisce. Si festeggia anche sulla Terra e i bambini delle scuole le trovano un nome: Calvin. Ma Calvin non è innocuo: cresce, interagisce e, disturbato, uccide. La priorità cambia rapidamente a bordo e una s’impone su tutte: tenerlo lontano dal nostro pianeta.

IL TRAILER:

LA MIA OPINIONE/RECENSIONE:

Un film da gustarsi pop corn alla mano per fare una prova del nove: più sono i momenti in cui la mano resta impigliata nel bicchiere di carta e ci si dimentica di portare il cibo alla bocca, più punti guadagna il film, perché significa che fa bene il suo mestiere, intrattiene, spaventa, aggancia.

Le basi di Life – Non oltrepassare il limite:

Organismi alieni che si rivelano letali e micidiali e che iniziano a falcidiare, uno dopo l’altro, i membri della stazione spaziale internazionale che li hanno portati a bordo, con finalità scientifiche.

L’originalità, insomma, non è il punto forte di Life: ma va anche detto che non lo vuole essere, o perlomeno non vuole esserlo a tutti i costi.

Non è sul cosa succede, che Espinosa punta le sue fiches, ma sul come: e qualche morte davvero divertente (o orripilante, a seconda dei punti di vista) lo porta quasi a vincere la scommessa.

Perché perde la sua puntata?

Va bene non puntare sull’originalità, va bene ispirarsi da Alien e da Species 2 (pensate al ritorno a casa da Marte dei tre astronauti americani, che vengono attaccati da un essere non ben definito, che era in “letargo” nel terriccio-campione del pianeta rosso, ricorda in maniera ridondante la trama di Life) e va bene anche puntare tutto su uccisioni particolari.

Ma per l’amor dell’intelletto umano, certi frangenti del film sono ridicoli, certe scene irreali e certe scelte insensate.

Specifichiamo:

Ad esempio quando il nostro amato Ryan Reynolds si butta senza timore nel laboratorio per salvare il suo amico e rimane bloccato a lottare per la sua vita contro Calvin.

Avete presente?

Ecco ora spiegatemi come diamine è possibile che alla prima occasione di uscire, sigillare il laboratorio e bloccare definitivamente Calvin in una “prigione” senza via di uscita, Ryan Reynolds decide che è meglio buttarsi a capofitto contro il nemico con un’arma scarica e suicidarsi.

Senza tener conto che con questa mossa Calvin ha avuto tutti i mezzi per evadere definitivamente dal laboratorio-prigione e divenendo così inarrestabile.

Sono curioso dei vostri punti di vista. Aspetto di leggere i vostri commenti.

Tornando al film in sé:

Da un lato lo pseudo-rigore scientifico, i dilemmi etici e morali che i protagonisti si trovano di fronte quando diventa chiaro che l’organismo alieno che han portato a bordo nel nome della scienza e del progresso, e che è stato ribattezzato Calvin, è una minaccia; quando devono scegliere se salvarne uno o salvarsi tutti, se salvarsi loro o salvare la Terra.

Dall’altro Calvin, un po’ polpo gelatinoso, un po’ orchidea marziana, che alla fine allo xenomorfo di Alien finisce pure con l’assomigliare un pochino; le morti coreografiche, il sangue che galleggia a gravità zero, la tensione più primaria ed elementare.

Il paradosso di Life è che, fortunatamente, i secondi vincono sui primi, il genere sulla filosofia, l’alieno assetato di sopravvivenza sull’accigliato Jake Gyllenhaal che sta meglio nello spazio che sulla Terra, o sulla Rebecca Ferguson dall’occhio languido e la pelle di porcellana che si costringe a scelte difficili.

Per non parlare dell’astronauta dalle gambe paralizzate che nello spazio non sono un handycap, ma che tutela Calvin perché chissà quali progressi medico-scientifici potrebbe garantire, anche dopo l’omicidio brutale del suo migliore amico.

Fortunatamente, però, Calvin c’è.

Ed Espinosa sa anche come rendere elettrizzanti e cariche di tensione certe scene.

Conclusione:

Con Life, alla fine, ci si diverte, anche quando fa il pensoso: gli avrebbe giovato solo un po’ più d’ironia.

Quell’ironia che si lascia intravedere, timida, nel finale che è genere puro, e nella “Spirit in the Sky” che accompagna le ultime scene e l’inizio dei titoli di coda.

Oppure gli avrebbe giovato un po più di serietà e realismo.

Insomma è una via di mezzo che non funziona come dovrebbe.

Buona visione.

Calvin il marziano di Life – Non oltrepassare il limite (2017).

LA CURIOSITÀ:

Ryan Reynolds avrebbe inizialmente dovuto interpretare il protagonista, ma a causa di altri impegni cinematografici la sua presenza nel film è stata ridotta.

LA FRASE:

Sarà un evento naturale nella storia dell’umanità.

IL CAST e IL REGISTA:

  • Daniel Espinosa: Regia
  • Jake Gyllenhaal: David Jordan
  • Rebecca Ferguson: Miranda North
  • Ryan Reynolds: Rory Adams
  • Olga Dihovichnaya: Ekaterina Golovkina
  • Hiroyuki Sanada: Sho Kendo
  • Ariyon Bakare: Hugh Derry

I DOPPIATORI ITALIANI:

  • Stefano Crescentini: David Jordan
  • Gaia Bolognesi: Miranda North
  • Francesco Venditti: Rory Adams
  • Claudia Catani: Ekaterina Golovkina
  • Taiyo Yamanouchi: Sho Kendo
  • Simone Mori: Hugh Derry
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