Logan – The Wolverine

LA TRAMA:

Logan – The Wolverine – El Paso, 2029. Sono 25 anni che non nascono più mutanti e quelli che sono sopravvissuti sono degli emarginati, in via di estinzione. Logan/Wolverine vive facendo lo chaffeur e la sua capacità di rigenerazione non funziona più come un tempo, mentre il Professor X ha novant’anni e il controllo dei suoi poteri psichici è sempre meno sicuro. Quando una donna messicana cerca Logan per presentargli una bambina misteriosa di nome Laura, nuove attenzioni e nuovi guai cominciano a raggiungere i mutanti.

IL TRAILER:

OPINIONE/RECENSIONE:

Un personaggio tormentato lo è sempre stato.

Tormentato dalla discriminazione nei confronti dei mutanti, dagli esperimenti di cui è stato cavia, da quel potere capace di renderlo pressoché immortale.

Ma il tormento più grande alla fine risiede là, a quel tavolo dove i conti si fanno con se stessi.

Non soltanto in senso figurato.

Il più grande nemico di Wolverine è la sua natura, non saper reagire al dolore se non con violenza o distacco, l’esilio volontario da qualunque forma di affetto.

Una sofferenza costante e molto umana, un dolore interiore non cicatrizzabile in netto contrasto con il dono (o condanna) dell’autoguarigione corporea.

Logan arriva per completare l’arco narrativo del Wolverine di Hugh Jackman, dopo otto apparizioni cinematografiche in diciassette anni.

Capolavoro l’ultimo capitolo sull’amato Wolverine?

Con prepotenza il film fa impallidire qualunque altro blockbuster di supereroi girato fino ad oggi, andando a competere unicamente col Cavalierie Oscuro di Christopher Nolan.

Già dalla prima battuta (“fuck”) della furiosa scena di apertura (carneficina di delinquenti latinos) si presenta come qualcosa di molto lontano dal mondo cinematografico degli X-Men, su un altro pianeta anche rispetto allo standard del genere cinecomic.

Si rivolge esclusivamente a un pubblico adulto il cui stomaco deve essere pronto a digerire morti violente, teste trafitte quando non decapitate e declino psicofisico del protagonista, di colui che un tempo era un leader e oggi è un alcolizzato votato all’autodistruzione.

Il film di James Mangold ha un’anima nella quale Wolverine si specchia e appare come avrebbe dovuto essere fin dalla prima volta.

Hugh Jackman è straordinario e mai come in questa circostanza è riuscito a dare al personaggio tanta profondità emotiva.

È un ruvido animale, umano e mutante contemporaneamente, è un brutale assassino che diventa scudo per proteggere l’anziano Charles Xavier come se fosse un padre e la piccola messicana Lauracome se fosse una figlia.

Per questi due personaggi giustizia è resa altrettanto bene grazie alla toccante interpretazione di Patrick Stewart e all’impressionante esordio al cinema dell’undicenne Dafne Keen.

Un esordio censurabile ai suoi stessi occhi.

Scorre molto sangue in Logan, insieme ai temi maturi che la storia non ha paura di affrontare, peraltro senza alcuna retorica.

Il valore della famiglia, la vecchiaia, il rapporto pseudo-genitoriale, l’illusione di chi ha un futuro davanti a sé e l’irritazione di chi ne ha subite troppe per credere ancora in qualcosa.

Ma quale è da sempre la base di questi films?

Le diversità razziali sono alla base dei fumetti e dei film degli X-Men e Logan non fa differenza.

La storia, concepita da Mangold due anni fa, inizia a El Paso e racconta di uomini da sempre braccati perché diversi, in fuga con una ragazzina messicana e ricercati da un’elite di poliziotti bianchi.

Se si pensa alle parole dell’attuale governo degli Stati Uniti sulla questione razziale, ci si domanda perché la realtà voglia così tenacemente assomigliare alla fantasia catastrofista di questi autori monelli.

Il regista, e co-sceneggiatore, ambienta il film in un futuro distopico.

Prendendo in prestito qualcosa da Mad Max, da The Road e da Il cavaliere della valle solitaria, realizza un western moderno che afferra la tensione per il bavero e la tiene alta fino alla fine.

LoganXavier e Laura non hanno mai pace e quando è concessa una tregua alla fuga verso Nord, la polvere non fa in tempo a depositarsi intorno a loro.

Le numerose sequenze d’azione si avvalgono di una grande coreografia e dello stretto necessario per gli interventi in computer grafica.

L’efferatezza è ovunque e assicura un grande intrattenimento ma, ancora una volta, sono i personaggi e quel doloroso e soave senso di compiutezza generale a lasciare una traccia nella memoria emotiva.

Recensione identica a quella di comingsoon perchè completamente in sintonia con la visione sopra riportata.

Buona visione.

Scena del film Logan – The Wolverine (2018).

LA CURIOSITÀ:

Logan – The Wolverine sarà l’ultimo film in cui Hugh Jackman interpreterà WolverinePatrick Stewart il Professor X, diciassette anni dopo X-Men (2000).

LA FRASE:

Nel mondo reale la gente muore.

IL CAST e IL REGISTA:

  • James Mangold: Regia
  • Hugh Jackman: James “Logan” Howlett / Wolverine; X-24
  • Patrick Stewart: Charles Xavier / Professor X
  • Dafne Keen: Laura Kinney / X-23
  • Richard E. Grant: Dr. Zander Rice
  • Boyd Holbrook: Donald Pierce
  • Stephen Merchant: Calibano
  • Elizabeth Rodriguez: Gabriela
  • Eriq La Salle: Will Munson
  • Elise Neal: Kathryn Munson

I DOPPIATORI ITALIANI:

  • Fabrizio Pucci: James “Logan” Howlett / Wolverine
  • Ennio Coltorti: Charles Xavier / Professor X
  • Ginevra Pucci: Laura Kinney / X-23
  • Marco Mete: Dr. Zander Rice
  • Francesco Venditti: Donald Pierce
  • Alessandro Budroni: Calibano
  • Ilaria Latini: Gabriela
  • Gianluca Tusco: Will Munson
  • Monica Ward: Kathryn Munson
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