Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

LA TRAMA:

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban – Nella prima lezione con Hagrid, il nuovo insegnante, fa vedere agli studenti un ippogrifo, Fierobecco. L’animale però ferisce Malfoy e viene condannato a morte dal Ministero della Magia. Harry intanto continua a scoprire nuovi elementi sul pericoloso prigioniero di Azkaban: era il “custode segreto” dell’Incanto Fidelius, l’incantesimo di protezione che era stato lanciato sulla casa dei suoi genitori e che impediva a Voldemort di trovarla. Secondo le informazioni che riceve Harry, Sirius Black avrebbe tradito i genitori di Harry, svelando ai seguaci di Voldemort, i Mangiamorte, dove si trovava la casa. Sirius quindi sarebbe responsabile della morte dei genitori di Harry.

IL TRAILER:

LA MIA OPINIONE/RECENSIONE:

Il terzo film dell’octalogia del maghetto si giova di conseguenza di un radicale cambio al vertice, per quanto l’abbandono di Columbus (che comunque rimane tra i produttori) non comporti significativi cambiamenti tra la crew, e perciò si configura come un tentativo di svecchiare una saga che già al secondo capitolo mostrava una certa stanchezza.

Ne deriva che “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban” è l’episodio più divisivo della serie.

Infatti la regia di Cuarón si allontana in maniera palese da quella morbida e spielberghiana del predecessore, riempiendo il film dei propri stilemi e optando per una fotografia (di Michael Seresin) ben diversa da quella calda dei due film precedenti e invece giocata sul contrasto fra tonalità sempre più cupe ed un aspetto ben più realistico.

Anche le musiche di John Williams sono differenti, più mutevoli e rarefatte, e soprattutto vengono utilizzate in maniera ben più calibrata rispetto al dittico columbusiano.

Approfondendo la filosofia del regista:

Nel corso delle riprese Cuarón ha più volte dichiarato di voler essere fedele in primo luogo allo spirito dell’opera di JK Rowling che alla lettera e, in virtù del grande apprezzamento espresso dall’autrice dopo la visione della pellicola, può ritenersi soddisfatto. Il problema (circostanziale, certo) è che tale scelta ha portato a realizzare un’opera per la prima volta effettivamente distante in alcuni punti dal romanzo di origine e la cui sceneggiatura, sempre di Steve Kloves, soffre a volte dell’eccessiva concentrazione delle vicende.

Ne consegue che il regista messicano è riuscito ad apportare miglioramenti alla saga (cioè mise en scène e gestione dei tempi narrativi) laddove essa ha precedentemente dimostrato una certa debolezza ma portando così allo svilupparsi di problematiche ove non prima presenti.

Difatti se la recitazione è sempre stata il fiore all’occhiello della serie è in questo capitolo che, al netto delle grandi interpretazioni dei “soliti noti” e delle significative aggiunte di Gary Oldman e Timothy Spall, i giovani protagonisti e alcuni comprimari si dimostrano a tratti incapaci di offrire un più adeguato rangeemozionale, come da copione.

Conclusione:

Pertanto “Harry Potter 3” si configura come un capitolo paradossale del franchise anglo-statunitense, di efficacia ed intelligenza (si noti l’interessante uso che si fa degli elementi grotteschi già presenti nel romanzo) sicuramente maggiori rispetto alle due parti precedenti ma anche più discontinuo nello svolgimento (prevedibile dato che da un libro lungo un quarto più degli altri sia stato tratto un film di 20′ più breve) e a volte eccessivamente concentrato sul virtuosismo registico (critica rivolgibile a tutto il cinema di Alfonso Cuarón) a discapito della narrazione.

Quisquilie, probabilmente, per il cineasta messicano che dopo aver dimostrato di essere capace di gestire una produzione di questo calibro ha dato il via alla sua ascesa nel pantheon hollywoodiano, culminata con il trionfo di “Gravity” una notte di marzo di 10 anni dopo.

Quando l’intera saga di “Harry Potter” era giunta al termine e, forse, già un po’ dimenticata.

LA CURIOSITÀ:

Il testo del brano Double Trouble cantato all’interno del film è liberamente ispirato al Macbeth di William Shakespeare, in particolare si riferisce al sabba delle tre streghe nella prima scena del quarto atto.

LA FRASE:

Nei sogni ci si può librare nelle nuvole più alte o si può nuotare negli oceani più profondi.

IL CAST e IL REGISTA:

  • Alfonso Cuarón: Regia
  • Daniel Radcliffe: Harry Potter
  • Rupert Grint: Ron Weasley
  • Emma Watson: Hermione Granger
  • Julie Christie: Madama Rosmerta
  • Robbie Coltrane: Rubeus Hagrid
  • Michael Gambon: Albus Silente
  • Richard Griffiths: Vernon Dursley
  • Gary Oldman: Sirius Black
  • Alan Rickman: Severus Piton
  • Fiona Shaw: Petunia Evans
  • Maggie Smith: Minerva McGranitt
  • Timothy Spall: Peter Minus
  • David Thewlis: Remus Lupin
  • Emma Thompson: Sibilla Cooman
  • David Bradley: Argus Gazza
  • Tom Felton: Draco Malfoy
  • Pam Ferris: Marge Dursley
  • Dawn French: Signora Grassa
  • Robert Hardy: Cornelius Caramell
  • Julie Walters: Molly Weasley
  • Mark Williams: Arthur Weasley

I DOPPIATORI ITALIANI:

  • Alessio Puccio: Harry Potter
  • Giulio Renzi Ricci: Ron Weasley
  • Letizia Ciampa: Hermione Granger
  • Ludovica Modugno: Madama Rosmerta
  • Francesco Pannofino: Rubeus Hagrid
  • Gianni Musy: Albus Silente
  • Paolo Lombardi: Vernon Dursley
  • Massimo Venturiello: Sirius Black
  • Francesco Vairano: Severus Piton
  • Melina Martello: Petunia Evans
  • Paola Mannoni: Minerva McGranitt
  • Roberto Stocchi: Peter Minus
  • Danilo De Girolamo: Remus Lupin
  • Emanuela Rossi: Sibilla Cooman
  • Flavio Aquilone: Draco Malfoy
  • Lorenza Biella: Marge Dursley
  • Sandro Pellegrini: Cornelius Caramell
  • Anna Rita Pasanisi: Molly Weasley
  • Mino Caprio: Arthur Weasley
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